• Francesca Chelli

Dior Cruise: Uscire dai Ranghi?


Avevo già parlato di palloni aerostatici e di viaggio, due argomenti che mi affascinano e che ho ritrovato oggi, mescolati a temi antichi e sempre attuali, quali la primitività, il misticismo, l’essere donna mai ferma ma in viaggio alla scoperta di sé stessa, in tensione verso una ricerca costante di spiritualità.

Oggi alla Maison Dior la sfilata è stata accompagnata da ritmi tribali forti, al suono dei quali sono stati lanciati messaggi altrettanto forti e ricchi di influenze provenienti da mondi diversi, quali la pittura, l’arte, la scrittura, rappresentati da altre donne, Giorgia O'Keeffe e Vicky Noble, muse ispiratrici di Maria Grazia Chiuri.

In questa collezione, che si sviluppa su vari filoni, ho trovato un lavoro profondamente concettuale ed una ricerca molto innovativa, che ha ripreso in chiave attuale e molto contemporanea alcuni elementi del passato.

Al di là dei cappellini, delle piume, delle frange, delle perline e dei micro ricami, quello che mi è piaciuto nella collezione Dior Cruise 2018 è stato proprio il connubio tra elementi diversi e distanti: la terra, la parte ruvida e grezza della natura - qui rappresentata dalla rafia, materiale ampiamente utilizzato nei capi che hanno sfilato - insieme alla tensione verso la leggerezza - qui simboleggiata dalla morbidezza degli intarsi della seta, la vaporosità dell’alpaca, la delicatezza del pizzo.

Questo contrasto di materia reso ancora più marcato attraverso la declinazione tra i colori della terra - con i suoi marroni, i beige naturali e intensi - ha portano a capi particolarissimi ed originali, resi ancora più unici da raffigurazioni animalesche in cui c’è la ricerca che Monsieur Dior fece nel 1951, quando riprese alcuni dipinti su pietra appartenenti all’arte rupestre della caverna Lascaux, scoperta nel 1940, dove secondo Georges Bataille era raffigurata l’alba della razza umana.

Per camminare in un deserto, che ben potrebbe rappresentare la quotidianità e la durezza della vita, occorre che le estremità siano ben protette e comode: ecco i deserts boots, gli anfibi – che in questo caso hanno convinto anche me e potrebbero essere un mio prossimo acquisto.

E insieme agli anfibi, più alti o più bassi,

la filosofia del tema Sauvage si dipana, declinato con gli abiti lunghi, le gonne ampie, le giacche asimmetriche, i cardigan, un abbigliamento che rappresenta uno spirito libero, slegato da certe convenzioni e certamente molto sicuro di sé nel lanciarsi verso la propria auto affermazione. Quasi uno spirito ribelle, che pur accettando certi codici, se ne discosta per dichiarare la propria libertà. Staccarsi dalla dura terra per volare verso l'alto, ma la Cruise, essendo un intermezzo tra le due collezioni più istituzionali, si presta anche a queste divagazioni.

Confesso che durante la sfilata mi sono sentita quasi sovrastata dai tanti e molteplici stimoli distanti tra loro che cercavo di raccogliere e razionalizzare e che poi magicamente si sono mostrati molto complementari e avvicinabili.

Ecco infatti il Sauvage delle grotte fondersi con il filone del bianco e nero, un classico americano e europeo, che qui si rivede nei tanti abitini lunghi e corti in pizzo, e nei pullover ampi abbinati.

E poi ancora abiti in macramè o con vistosi tarocchi ricamati, il terzo filone che si mescola per confermare l’impronta femminile forte - la donna artefice di un cambiamento drastico e i simboli dei tarocchi che la rappresentano. Su un abito della collezione è addirittura ricamata la carta della morte, l'emblema chiaro che invoca la rinascita e un nuovo inizio.

Le nuove t-shirt con gli elementi rotondi dei tarocchi, contrapposti alla tradizionale forma squadrata delle carte.

Gli accessori questa volta sono sandali, bassi e decorati. E ogni outfit accompagnato da cappellini allacciati sotto al mento.

Una sorta di primitività primordiale avvicinata ad un’estetica tradizionale che si fondono con credenze popolari e mistiche, per creare pezzi senza tempo, che forse sì, mi sembrano scostarsi da una tendenza di un momento dando invece ampio spazio alla personalizzazione ed interpretazione individuale.

Nulla è escluso. Tutto sembra permesso ad una donna che può e deve scegliere, scevra da rigide convenzioni.

La stagione della libertà, quella presentata dalla Cruise 2018.

Mi sono piaciute la classica 'Veste Bar', la giacca disegnata da Christian Dior nel 1947 proposta adesso in rafia nei colori naturali, e la Dio(r)evolution bag, in versione grintosa nei vari colori o anche ricamata.

Una collezione che esce un po' dai ranghi della Maison Dior, per una donna che si vuole esprimere liberamente, protetta come vuole la tradizione Dior da amuleti e gioielli per andare incontro ad un futuro sconosciuto e inaspettato nell'anno del cane, come l'oroscopo cinese prevede...

Dior Trunk Show Cruise 2018, Maison Dior, Via Montenapoleone Milano

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